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INCIDENZA
(Articoli, saggi, prefazioni, brani di libri di questa rubrica sono liberamente riproducibili purchè se ne citi la fonte e l'editore con sito internet ed email)


L'ONORE SOLTANTO, E L'AMORE


1. Prefazione di Luigi Castiglione a
Il cammino di Cruz das Almas
di Georges Bernanos


«Occorre salvar l’onore a qualsiasi costo. Occorre
che siano i cristiani a salvar l’onore. Occorre che
sia di nuovo cristiano».

L’ammette, non lo nasconde, di scrivere in questo libro «verità pericolose», anche di quelle che ai tempi della santa Inquisizione facevano rischiare il rogo ed oggi l’ostracismo degli imbecilli o l’odio degli infami...
Ma lui se n’infischia, e scrive: «Scrivo verità pericolose, l’ammetto! Ma le scrivo senza alcun gusto. Le scrivo perché migliaia di sacerdoti, o di semplici fedeli, in tutto il mondo, pensano come me a tal riguardo, i primi senza poterlo dire, i secondi senza osarlo dire. Quanto a me, posso ed oso. Mi piace altrettanto attirare sulla mia persona incomprensioni, rancori od odi che potrebbero nuocere agli altri, e non possono effettivamente gran che su di me che non attende niente da nessuno, e che in un simile dibattito impegno soltanto il mio modesto prestigio, che rifuggirei d’altronde dal difendere».
Un giorno un lettore gli scrive per «biasimare con amarezza» la sua «distinzione gesuitica» tra l’«opinione e la coscienza cattolica». E lui a rispondergli: «Se fosse vero, ch’io sia, in qualche modo, gesuita, non potrei esserlo, in realtà, che per alcuni difetti comunemente rimproverati ai membri di questa società, sentendomi ben incapace, ahimé! d’imitar le loro virtù. Ma la mia distinzione non è affatto “gesuitica” nel senso in cui l’intende il mio corrispondente...»
Ed altrove aggiunge: «Dico che la solidarietà della cristianità universale di fronte agli scandali più grandi, intollerabili, non è stata mantenuta, i cristiani hanno agito ciascuno per sé. Al “Si salvi chi può!” dei vinti, corrisponde il “Pensa alla tua salvezza da solo” dei cristiani dispersi dalla fulminea offensiva delle potenze del male. Ciascuno per sé! L’umanità riscattata, resa partecipe della divinità [...], è inchiodata alla croce, ma che gliene importa ai Farisei dal momento che hanno pagato la decima e rispettato il sabato?»

* * *

...parole di sangue, parole di fuoco, parole d’onore, queste d’un uomo di cristianità che, «per ricordare un fatto insignificante», rifiuta «nel gennaio 1939, e per la terza volta dal 1927, la decorazione della «Legion d’onore», che gli veniva offerta da Daladier, «considerato allora dalle destre come il Carnot della prossima guerra».

«Non pensi che m’inorgoglisca — gli rispondeva — di questo rifiuto. La “Legion d’onore” — a titolo civile — è poca cosa, lo confesso; ebbene, ho rifiutato anche questo. Ma è proprio per ciò che non potrei cedere al principale argomento della sua lettera. Lei mi scrive che l’adesione alla nuova dittatura d’un gran numero di parlamentari dovrebbe ispirarmi una presunzione favorevole verso di essa ma, poiché gli uomini del Parlamento e il giuoco parlamentare sono oggi, e dallo stesso Laval, ritenuti responsabili del disarmo materiale e morale del mio paese, che me n’importa dell’opinione dei parlamentari? Certo, non nego che il programma della dittatura agricola e il suo nuovo motto: «Lavoro, Famiglia, Patria», avrebbe di che lusingare un tradizionalista come me. Ma non si tratta più né di programma né di motto. Nel 1914, la propaganda mirava a persuadermi che mi battessi per l’ideale repubblicano. Nel 1940, mira a farmi capitolare nel nome dell’ideologia contraria. Io mi sono battuto soltanto per la Francia e, se rifiuto oggi il protettorato di Hitler, è ancora per la Francia. Contro il nemico, ci son sempre stati dei Francesi...»

E gli ultimi anni di vita li visse infatti nel «cuore della foresta brasialiana», «lontano dall’ultima città, al di là dell’ultima stazione ferroviaria», e perché? perché nel suo paese «la verità vi era diventata sterile, perché una parola libera vi era subito soffocata», perché ciascuno vi difendeva solo il proprio partito, senza badare che la duplice propaganda comunista e totalitaria, agendo d’accordo, tiravano ora a destra, ora a sinistra, l’opinione pubblica nazionale, come la tenaglia gira e rigira un chiodo nel muro per strapparvelo...», gioiendo «al pensiero che l’universale complicità dei simoniaci non» fosse «riuscita a sostituire totalmente nelle co-scienze la finzione della legalità al principio della legittimità».

* * *

...parole di sangue, parole di fuoco, parole d’onore, queste d’un uomo di cristianità di cui si può dire tutto ciò che non si può dire d’un «monsignore» e d’un «politico» o d’un «teologo» di prestigio. I «monsignori» — i «gerarchi» curiali — ed i «politici» ed i «teologi» di prestigio — i «dottori dell’opportunismo temporale e morale» — son perlopiù «corrotti». Più vi si scava dentro più lordura ne esce.
Lui, Bernanos, fu, e resta, un puro...
Bernanos, verbo di Cristo...

* * *

Quando nessuno più parlava di lui ed io ricominciai a parlarne, dal pulpito di una rivista della «buona stampa» mi fu rimproverato d’essere un retrogrado; non avevano certo letto quel che nel maggio 1941 Bernanos aveva per essa (pre)scritto: «Da molti anni, si son cercati qui e là i responsabili della decadenza della cristianità, mentre invece erano all’interno di essa. Sono i cristiani mediocri, i preti mediocri, che operano la perdizione del mondo, i cristiani beati, che sono anche, il più sovente, i beati possidentes»; e la «buona stampa», negli ultimi tempi, è sempre stata nelle mani di questi «possidentes», che gareggiano a far denaro (e «santi» fasulli), inoculando nelle coscienze il bubbone delle false dottrine e pestifere di cui, nell’ultima sua omelia da cardinale, ebbe a parlare l’«inquisitore» Ratzinger...
Quando iniziai a pubblicarlo (e si ricominciò a leggerlo) — ricordo, in particolare, quello Scandalo della verità, che il gesuita Mondrone aveva giudicato degno, senza «averlo mai letto», d’un rogo ben più rovente di quello che aveva arsi vivi d’Arco, Bruno, Savonarola... — ben pochi osavano ancora riconoscere che «i responsabili della decadenza della cristianità» fossero proprio all’interno di essa, ma lui, imperterrito, con stizza quasi e sovrumano furore, dal brasiliano sertâo ad insistere: «I cristiani hanno bisogno di “ricristianizzare anzitutto se stessi”, cioè di vivere la loro fede, di viverla realmente, sostanzialmente, eroicamente, invece di comprometterla con ogni sorta di connubi politici, come se desiderassero servirserne anziché servirla...»

* * *

E questo “Cammino”, questa specie di «diario della verità» non è in verità un libro scritto per i francesi, ma un libro scrittto per gl’italiani, i tedeschi, i polacchi, i russi, i colombiani, i canadesi, gli spagnoli, i giapponesi, i cinesi, è un libro scritto per tutti, è un libro scritto per tutti coloro che non fanno parte di élites degenerate e meschine e turpi, di congreghe e congregazioni e gruppi di parassiti che succhiano la linfa delle «idee giuste per metterla a disposizione degli imbecilli», di «burattini della farsa politica, accademica e mondana», di cattolici che pregano «venga il tuo regno!» senza più sapere quale regno vogliono che arrivi, è un libro scritto per tutti coloro i quali ignorano che «il primo principio della strategia demoniaca» consiste «nel mettere al servizio del male buoni sentimenti corrotti, ed a quello della Menzogna verità tradite o falsate», è un un libro scritto per tutti coloro che non sono vigliacchi, impostori, traditori, nefandi, simoniaci, infami...
...è un libro, è un diario d’un «cristiano di cristianità», un libro d’amore, d’amore per tutti coloro che amano l’interiorità, l’onore, la verità, per tutti coloro che detestano il tradimento, i «perfidi intrighi» e grossolani, la vergogna del tradimento e della viltà, la vergogna dei concubinaggi e degli adulteri politici (tra comunisti, mettiamo, e cristiani, tra nazionalsocialisti e liberali e cattolici, tra «monsignori» e gerarchi massonici), per tutti coloro che rifiutano le «menzogne» che scaturiscono dalla mediocrità, le genuflessioni al potere di qualunque genere esso sia (occulto, religioso, lai-co...), il «tradimento della mistica a vantaggio della poltica», la perversione della coscienza civile e della coscienza cristiana, della coscienza nazionale, perpetrata dall’isterismo, dalla demenza e dal sadismo di sedicenti politici e pessimi, di cui pullulano tutte le ma-lintese democrazie e pretestuose, i «sacrileghi accostamenti» dei boss di tutte le turpitudini, nelle quali guazzano, godendone, «con orribile ebbrezza», come «la satanica e devota amante di des Esseintes allorché introduce un’ostia consacrata nella sua bocca adultera»...
Perché? Perché «nell’amore e non nell’odio un po-polo rivela la sua anima», perché la rivoluzione mo-rale non può essere un «centone di tutte le tesi controrivoluzionarie, astutamente compilate da accademici falliti, da vecchi diplomatici e sozzi, e da affaristi giunti alla filosofia politica verso la fine della vita, come le ragazze di strada alla devozione», e perché l’unica rivoluzione possibile non può, e non potrà mai essere, semmai una ce ne sarà, dissimile dalla «più grande Rivoluzione di tutte le storie, o, meglio, dall’unica rivoluzione di tutte le Storie, quella di cui le altre furono solo una pallida immagine di solito irriconoscibile, quella dell’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, contro la materia che subdolamente, di secolo in secolo, approfitta lentamente di lui, mentr’egli s’illude di dominarla».
Luigi Castiglione